Assemblea pubblica 06/09/2008

Intervento dell'Assessore all'Urbanistica del Comune di Arenzano Cinzia Damonte

 

E' giunto il momento di affrontare nel concreto i problemi della politica urbanistica ad Arenzano.

 

Le trasformazioni della città, per il significato che hanno, per gli interessi sociali coinvolti, per le prospettive del futuro che possono aprire, devono essere gestite dall'Amministrazione comunale con il vincolo di favorire l'interesse collettivo.

 

Per capire di cosa stiamo parlando è necessario da un lato conoscere il territorio, le sue caratteristiche peculiari, la sua storia e le trasformazioni più o meno recenti che ha subito negli anni e dall'altro comprendere le possibilità di intervento che ci offre uno strumento di pianificazione nuovo e complesso quale è il piano urbanistico comunale.

 

Il territorio di Arenzano rappresenta per certi versi un territorio di confine tra la città metropolitana di Genova e la riviera di Ponente ed allo stesso tempo si può dire che il centro urbano evidenzia a sua volta l'incontro tra la zona montana dell'Appennino ed il mar Ligure.

 

Il centro storico del paese è formato principalmente dal fronte mare e dai nuclei, di impianti tradizionalmente medioevale, sviluppatisi intorno a via Capitan Romeo- Via Serafino Maria Rapallo e a via Edoardo Ghiglini.

 

Le origini di Arenzano sono legate ad uno stanziamento romano dei primi secoli dopo Cristo.

 

Nel Medioevo Arenzano costituisce una piccola comunità autonoma, basata economicamente sull'attività cantieristica e sulla piccola agricoltura.

 

A livello urbanistico la cittadina era divisa in due parti: l'Arenzano "sottana" e l'Arenzano soprana. L'Arenzano "sottana" era la parte bassa, fra il mare e la collina, dalla quale si saliva per arrivare all'Arenzano "soprana" rappresentata dalla zona di Terralba. La località prendeva il nome da Terra-Alba (terra bianca) per la presenza di giacimenti di tufo affioranti a poca profondità.

 

L'asse portante della primitiva economia di Arenzano è identificabile in una mulattiera, attualmente denominata Via Costa Boera, che partendo dai pressi del Santuario del S. Bambino di Praga segue il crinale del colle e valica agevolmente l'Appennino.

 

Nel 1600, malgrado pestilenze ed incursioni barbariche, che indussero le autorità genovesi a dotare il borgo di fortificazioni, la popolazione ebbe un certo incremento.

 

Durante l'Ottocento dopo l'occupazione piemontese, si verificò una ripresa dell'economia arenzanese, basata sui prodotti di 30 cartiere, sulla manifattura tessile - 558 filatrici- , sui cantieri navali, unitamente all'impulso dato all'agricoltura con il restringere la coltivazione a prodotti specializzati, primizie e ortaggi pregiati altamente remunerativi. Ciò non impedì comunque una forte emigrazione verso l'America e verso il ponente ligure (Albenga), dovuta in parte alle dure condizioni di vita dei contadini.

 

Tra Medioevo ed età moderna gli Arenzanesi furono essenzialmente un popolo di contadini e uomini di mare. Solo al primo dopoguerra risale l'inizio dell'attività turistica che porterà ad un impiego del litorale a scopi esclusivamente balneari.

 

Questo dualismo tra la costa e le attività ad essa connesse e l'entroterra fa di Arenzano un Giano Bifronte che una politica urbanistica lungimirante deve valorizzare, rafforzando il riconoscimento dell'identità culturale di Arenzano e delle sue caratteristiche e vocazioni territoriali,in netta contrapposizione con l'area metropolitana genovese.

 

Già Hemingway nei suoi racconti parla di Arenzano come del paese che si incontra una volta che non si riesce più a scorgere Genova.

 

Le trasformazioni subite dal territorio nel tempo hanno portato da un ideale paesaggio bucolico tra mare e monti ben rappresentato nei quadri di Rodocanachi ad un tessuto urbano cresciuto negli ultimi 50 anni da circa 5.000 abitanti a circa 30.000 abitanti potenziali.

 

Lo sviluppo urbano ha portato con sé la contrazione delle aree verdi ed agricole, l'introduzione di nuove tipologie abitative, con interventi puntuali a volte disaggreganti e disarmonici, resi possibili da una strumentazione urbanistica vischiosa ed oggi inadeguata.

 

Un'istantanea della situazione urbanistica attuale è ben delineata da questa cartina elaborata dall'Arch. Carlini, che evidenzia e localizza i principali interventi che hanno trasformato negli anni il tessuto urbano, ed illustrata con immagini esemplificative nella slide successiva.

 

L'iter cronologico che ha portato alla situazione prima descritta parte da lontano, dal vecchio Regolamento Edilizio, che prevedeva un'area di delimitazione del tessuto urbano da normare, senza occuparsi di ampie zone del territorio, quali fra tutti la Pineta. Il primo Piano Regolatore entra in vigore nel 1976, prevedendo circa 900.000 mc di nuove edificazioni.

 

Nel 2001, quando dei 900.000 mc previsti ne sono stati realizzati circa la metà, viene adottata la variante integrale al P.R.G. che, con le modifiche attuate dalla Regione, prevede circa 200.000 mc, dei quali ad oggi sono stati realizzati circa 50.000.

 

Nel luglio 2007 infine viene approvata all'unanimità dal Consiglio Comunale attuale la variante di salvaguardia che, insieme alla variante adottata dal Commissario Prefettizio, ci ha permesso e ci permette tutt'oggi di tutelare il territorio ed in particolare le sue zone più pregiate e delicate in attesa del nuovo P.U.C.

La Giunta Comunale, con delibera n. 104 del 13 novembre 2007, ha approvato all'unanimità le linee guida ed i principi fondamentali per avviare un processo condiviso di pianificazione dello sviluppo futuro della nostra comunità, incentrato su due principi cardine:

La sostenibilità locale intesa quale integrazione tra istanze e bisogni socio economici ed ambiente nel medio-lungo periodo; La partecipazione della comunità alla definizione degli obiettivi e delle scelte urbanistiche prioritarie.

L'obiettivo del P.U.C. sarà non tanto la sua approvazione in tempi rapidi a prescindere dai suoi contenuti, quanto la sua redazione in chiave innovativa, in linea con i principi dello sviluppo sostenibile, cardine del programma elettorale del centro sinistra e per il quale è stata assegnata delega specifica all'Ass. Matteo Rossi.

 

Il P.U.C. deve essere il frutto di un confronto tra i diversi soggetti, all'interno di un processo democratico che risponde all'esigenza di orientare ciascun soggetto coinvolto, portatore di interessi e valori diversi, verso obiettivi comuni, contribuendo a creare una visione condivisa dell'Arenzano che vogliamo nel futuro.

 

E' necessario raggiungere l'effettiva partecipazione dei cittadini ai processi di formulazione delle decisioni.

La vera sfida politica di rinnovamento sarà quella di garantire l'uguaglianza tra i diversi soggetti e interessi, indipendentemente dalla loro diversa capacità contrattuale. Gli interessi imprenditoriali e immobiliari forti dovranno confrontarsi con gli interessi diffusi dei cittadini che vivono direttamente le scelte urbanistiche come abitanti e fruitori dei servizi della città.

A tal scopo si terranno delle assemblee pubbliche nei singoli quartieri per ragionare con i residenti e progettare insieme lo spazio in cui vivono ogni giorno. Questo perché il principale soggetto di attenzione nella pianificazione e progettazione della città deve essere il cittadino e la qualità della vita urbana.

 

Fondamentale sarà poi il confronto con le tante associazioni arenzanesi, con i comitati, i partiti e i diversi movimenti, portatori ciascuno di prospettive ed esigenze diverse, a volte contrastanti a volte complementari. Con alcune associazioni e comitati è già iniziato un percorso di collaborazione e confronto che, sospeso nel periodo estivo, deve ora riprendere con vigore.

 

Nell'assemblea di oggi possiamo iniziare a confrontarci su alcuni semplici e chiari principi alla base del nuovo P.U.C. e contenuti nella delibera sopra richiamata, quali:

 

1. Diffusione della conoscenza ↔ condivisione delle scelte
Nella fase preliminare del piano, una volta acquisiti gli elementi fondamentali della conoscenza delle problematiche locali e del loro inquadramento all'interno del sistema dei vincoli sovraordinati, il programma prevede una larga diffusione della conoscenza delle condizioni di partenza , con l'instaurazione di una fase di ascolto delle esigenze della comunità; esigenze che, accuratamente approfondite, costituiscono la traccia della costruzione degli obiettivi del piano, in modo da favorire una condivisione diffusa delle scelte urbanistiche.
2. Sviluppo Sostenibile

vedi sopra

 

3. Il puc deve innanzitutto individuare il sistema principale delle infrastrutture e dei servizi pubblici.

 

Gli standard pubblici ( aree verdi, zone gioco per bambini, parcheggi, aree sportive e scolastiche) non devono essere considerati come un vincolo da garantire, ma il fulcro della progettazione di una città più accessibile e vivibile.

 

La riorganizzazione e la realizzazione dei servizi scolastici e sportivi deve costituire l'ossatura primaria e prioritaria del progetto di piano.

 

Non è possibile ignorare che la città, ogni città, è un organismo vivo e irripetibile, in suscettibile di essere ridotto a un insieme di quozienti numerici. E' ormai il tempo di abbandonare una volta per tutte la concezione riduttiva del verde urbano, inteso come occasionale e inutile arredo urbano, ma occorre mettere al centro la città a misura di vita.

 

La positiva esperienza di via Bocca ha fornito ad esempio la dimostrazione dell'effetto benefico che può generare la pedonalizzazione di alcune aree. Non deve però rimanere un'isola. Deve nascere un arcipelago pedonale e una rete mista di itinerari pedonali e ciclabili che unifichino tutti gli spazi verdi della città e della conurbazione, diventando una struttura portante del disegno urbano e territoriale.

 

4. Prima le strade, poi le case

 

La realizzazione di nuove edificazioni può essere prevista solo dove le infrastrutture siano presenti o predisposte dal privato.

 

Non è più possibile infatti disporre di ingenti risorse per rimediare a carenze che non hanno mai fine.

 

Se lo spreco di energia è grave, lo spreco di spazio lo è altrettanto, in quanto la quantità di territorio disponibile è un bene limitato e irriproducibile. L'uso parsimonioso del territorio è una priorità assoluta alla quale va subordinata qualsiasi ipotesi di trasformazione.

 

Più che il potenziamento del sistema viario è importante la sua classificazione funzionale e una rigorosa politica dei parcheggi.

 

Ma soprattutto è centrale che la politica della mobilità sia integrata a quella del verde e della qualità ambientale.

 

Non si tratta di fare grandi opere, ma di curare i tracciati già esistenti e potenziarli attraverso ripristini manutentivi.

 

5. Fornire una risposta adeguata al problema della prima casa

 

Il PUC di Arenzano ha l'obbligo, in base alla LR 38/2007, di prevedere strumenti per soddisfare il fabbisogno di edilizia sociale. Ciò comporta, già in fase di Descrizione Fondativa, la necessità di analizzare tale fabbisogno (partendo dalle stime del P.Q.R.) suddiviso tra le varie fasce sociali (edilizia sovvenzionata, convenzionata, a canone moderato, ecc.), quantificarlo in termini di alloggi, individuare le zone dove potrebbero concretizzarsi tali edificazioni e studiare gli strumenti attuativi, ovvero prevedere norme tecniche attuative adeguate e forme di facilitazione e compensazione che favoriscano tali iniziative.

 

Particolare attenzione sarà poi dedicata ai progetti di autorecupero e/o autocostruzione per permettere l'accesso ad un'abitazione di proprietà, o locazione, a nuclei familiari che non potrebbero acquisirla, o locarla, a prezzi di mercato.

 

In entrambe le ipotesi è previsto che il processo di produzione venga realizzato materialmente da coloro che usufruiranno delle abitazioni. Il tutto organizzato con precise modalità e tecniche sotto la direzione e l'assistenza di professionisti competenti.

 

6 Valorizzazione del paesaggio

 

Come ho già detto è fondamentale valorizzare gli elementi di identità che configurano il nostro territorio e lo distinguono dagli altri ed in particolare dall'area metropolitana genovese.

 

Sarà quindi necessario definire i criteri di trasformazione del paesaggio attraverso la verifica, l'aggiornamento e l'approfondimento della disciplina paesistica del PTCP vigente.

 

La variante di salvaguardia ha anticipato i tempi in questo senso, visto che abbiamo chiesto alla regione una modifica della classificazione a livello paesistico per la Pineta, ritenendo inadeguata per una zona di simile pregio la classificazione IDMO-A.

 

La regione, riconoscendo la fondatezza della richiesta, la ha accolta, modificando la classificazione paesistica della zona da IDMO_A a ID_MA.

 

7 Incentivare la bioarchitettura, il risparmio energetico e la ricerca di fonti di energia rinnovabili.

 

Questi sono in sintesi i principi votati all'unanimità dalla Giunta Comunale per la redazione del P.U.C.

 

Chi fosse interessato può leggerli nel dettaglio nella sezione del sito del Comune di Arenzano interamente dedicata al PUC e che costituirà un utile elemento di comunicazione e diffusione della conoscenza da oggi fino all'approvazione del nostro progetto di città.

 

Prima di lasciarvi la parola, vi fornisco ancora alcune informazioni più tecniche sugli elementi costitutivi del P.U.C. e sulla procedura di approvazione.

 

Il PUC costituito da 3 elementi: la descrizione fondativi, il documento degli obiettivi e la struttura del piano.

 

La descrizione fondativa esamina l'intero territorio comunale ed esprime le regole, i criteri base e la direzione cui deve tendere la pianificazione.

 

La descrizione fondativa è frutto di un'interpretazione della realtà tutt'altro che neutra, e si caratterizza come "descrizione per" , oltrechè "descrizione di", in quanto è fortemente mirata al futuro e ha la funzione di filo conduttore di un processo che matura e si completa nel tempo. Proprio per questo la descrizione deve essere condivisa in tutte le fasi del processo di pianificazione.

 

Il documento degli obiettivi definisce gli obiettivi che il piano intende assumere, le priorità e le modalità di sviluppo.
Tale documento deve contenere le direttive programmatiche dell'Amministrazione comunale e gli indirizzi ai quali la stessa ha inteso informare il nuovo strumento urbanistico comunale, delineando i temi principali di pianificazione e le finalità generali.
La struttura del piano definisce l'impianto e il funzionamento del sistema territoriale, la disciplina edilizia ed urbanistica per tutto il territorio.

 

La più significativa caratteristica del P.U.C. è costituita dalla sostituzione della tradizionale zonizzazione propria degli attuali pieni regolatori generali con la suddivisione del territorio comunale in Ambiti di conservazione e di riqualificazione (definiti dall'art. 28 della legge regionale) e in Distretti di trasformazione (definiti dall'art. 29), cui corrisponde la fissazione rispettivamente di "norme di conformità" per il controllo degli interventi nei primi e di "norme di congruenza" per la valutazione degli interventi nei secondi.
Il P.U.C. inoltre deve suddistinguere il territorio agricolo e non urbanizzato, tradizionalmente classificato come zone agricole di tipo "E", in "aree di produzione agricola", "territori di presidio ambientale" e "territori non insediabili". La L. R. 36/97 detta criteri e regole di individuazione per i diversi ambiti, nonché di disciplina degli interventi ammessi. Questo in considerazione del peculiare rilievo paesistico, urbanistico e socio-economico che questa materia assume in un contesto territoriale cosi delicato come quello ligure.
Infine concludiamo con l'iter amministrativo che porta all'adozione e all'approvazione del P.U.C. sintetizzato nelle seguenti presentazioni.

Presentazioni proiettate all'assemblea in formato PDF.